Come si chiamava quell’altro?

Siamo alle soglie del ventesimo anniversario della sua morte, e in questi giorni in giro non si legge d’altro. Tutti hanno qualcosa da dire, qualcosa da scrivere, un ricordo  da condividere sulla vita e la morte di uno dei più grandi campioni (il più grande?) che la Formula 1 abbia conosciuto.

Poi c’è chi si tiene fuori dal coro, e vuole che si commemori l’altra vittima di quell’orrendo week end imolese. Aveva la stessa età di Senna, ma nessuna speranza di avvicinarsi anche lontanamente alla sua fama. Era alla sua prima stagione in Formula 1 dopo anni di competizioni minori e una vittoria nella 24 Ore di Le Mans. Gareggiava su una Simtek Ford, una vettura di quelle che qualcuno definirebbe “tenute insieme con il nastro isolante” “chicane mobili”. Nei due Gran Premi precedenti si era qualificato una sola volta, ad Aida, probabilmente grazie al fatto che era uno dei pochissimi ad avere già gareggiato in quel circuito, chiudendo in undicesima posizione.

Fa specie pensare come tanta gente gridi allo scandalo perché tutti ricordano Senna e non lui, quando la Formula 1 ha mietuto diverse altre vittime delle quali pochi conoscono il nome. Probabilmente, se invece che in quel week end fosse morto l’anno prima o l’anno dopo, quasi nessuno lo ricorderebbe più. D’altronde, a parte gli appassionati di Formula 1, quanti conoscono nomi come quello di Riccardo Paletti, che morì a Montréal nel 1982 schiantandosi contro la Ferrari di Pironi ferma in griglia di partenza? E Tom Pryce, ucciso a Kyalami nel 1977 dall’estintore di un commissario investito mentre attraversava la pista? O, ancora, quello Mark Donohue, morto per le conseguenze di un incidente durante le prove per il GP d’Austria del 1975?

Insomma, io me ne farei una ragione: alla fine dei conti la morte del povero Roland Ratzenberger (si chiamava così) viene ricordata fuori dall’ambiente perché parte del week end maledetto di Imola 1994.

Io di Ratzenberger me ne ricordo, ma non credo ce la si debba prendere se per questa data si commemora di più quell’altro, il campione: è la storia, piaccia o no funziona così.

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