Ogni giorno feriale…

Ogni giorno feriale, verso le dieci del mattino, suona il citofono.

È il postino (anzi, da qualche temo è la postina).

Ogni volta che questo accade, ho un singulto e spero che non mi dica “può scendere che c’è da firmare?”

 

Un sentito ringraziamento all’Agenzia delle Entrate e a Equitalia per aver trasformato questa piccola routine in una sofferenza.

 

Fa male

Ieri, per il trentesimo anniversario della morte di Gilles Villeneuve, su RaiSport 1 c’era uno speciale di Mattina Sport con collegamento in diretta da Fiorano, dove il figlio Jacques avrebbe girato per il circuito con la 312 T4, quella del duello di Digione.

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Almeno provateci

La sera del 30 aprile è stata inaugurata la versione italiana di iTunes Match. Ed ecco cosa c’era scritto in uno dei box informativi di iTunes:

Cara Apple, dal momento che sei un’azienda che produce cose bellissime e sposti miliardi di euro come fossero noccioline, perché non investi qualche briciola pagando traduttori che sappiano fare il proprio mestiere (o in traduttori, punto)? Come è possibile che “DRM-Free” sia stato tradotto, invece che in “Senza DRM”, in “DRM-Gratis”? E come è possibile che NESSUNO se ne sia accorto prima di andare in produzione?

 

Edit 2/5/2012, dopo aver sottoscritto iTunes Match:

Ecco un estratto della mail di conferma:

Scopro ora che “email” prende un elegante apostrofo (formalmente non credo sia un errore, corigètemi se sbaglio, ma suvvia…) e, soprattutto, che abbonamento è vocabolo di genere femminile.

 

Mi viene da piangere.

Ci mancava solo questa

Due del mattino. Per la seconda notte di fila, è un tunz-tunz-tunz-tunz-tunz-tunz continuo.

Chiamo il 112.

tuuu… - click -

“Carabinieri, mi dica”

(tunz-tunz-tunz) “Salve, senta, chiamo da Valenza perché sono due notti che…”

“Sì, sappiamo, c’è un rave party dalle parti del Po”

(tunz-tunz-tunz) ”Ah, e… quindi? Si sa quanto andranno avanti ancora?”

“Sa, in questi casi non si sa niente, vanno avanti giorno per giorno, dovrebbero finire domani”

(tunz-tunz-tunz) ”Scusi, ma non potete fare niente?”

“Eh, no, sa, quelli saranno un migliaio di persone, noi siamo presenti in zona e verifichiamo che non si facciano del male”

Come dire: non solo questi imbecilli con la ghiaia al posto del cervello son qua a tenermi sveglio la notte, ma oltretutto i carabinieri, pagati anche da me, son lì non per sparargli alle gambe, ma per verificare che non si facciano del male.

Fantastico. Potrei augurarmi un bell’incendio, ma la stazione dei pompieri è qui dietro, probabilmente arriverebbero prima che possa morire carbonizzato chiunque.

(tunz-tunz-tunz)

Momento ilare

Ci sono cose che fanno ridere così, senza motivo apparente. Una di queste, per quanto mi riguarda, è il botta e risposta citato qualche giorno fa da Nervo su Twitter:

“Il riso nasce nell’acqua e muore nel…”

“…culo?”

Sarò sciocco io, ma sghignazzo ogni volta che la rileggo o anche solo ci ripenso. La stessa cosa mi succede quando ripenso a questa vignetta.

(quarant’anni e non sentirli, proprio)

La mia prima corsa

E così alla fine l’abbiamo fatto: ieri, domenica 15 aprile 2012, con il Team BraPiDo, pettorale numero 138 della Milano City Relay Marathon, abbiamo parteciapto alla nostra prima corsa.

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Dodici e trentacinque

Sabato, ultimo “lungo” prima della nostra prima corsa “ufficiale”: la Milano City Relay Marathon, la Maratona di Milano a staffetta.

Dodici km e trecentocinquanta metri. Devo ancora abituarmi a sentirmi nelle orecchie cose tipo “ONE HOUR”, “TEN KILOMETERS” e roba simile.

Minchia, tre anni!

Diversi capitoli della mia vita lavorativa sono durati circa tre anni.

La mia prima e la mia terza occupazione sono durate circa tre anni e mezzo. La seconda solo sei mesi, ma questa è un’altra storia.

Licenziatomi dalla mia terza occpuazione, sono stato libero professionista senza un cliente fisso per poco più di tre anni.

A febbraio 2006, sono stato contattato da un mio cliente per un lavoro a lungo termine presso una importante casa editrice (chi mi conosce sa di quale parlo), che è partito a marzo.

Dopo tre anni, a fine marzo 2009, rientrato da una vacanza di due settimane, sono stato accomiatato con un ampio preavviso di ben cinque giorni lavorativi e la richiesta di fare affiancamento alla persona che avrebbe preso il mio posto. Niente Articolo 18 da impugnare: dopotutto io ero solo un consulente, uno che veniva buono giusto quando c’era bisogno, e appena ne è giunta l’occasione, grazie (nemmeno poi tante) e arrivederci.
Tre anni durante i quali non nego di aver avuto momenti positivi; in cui ho avuto a che fare con alcune persone splendide, con altre pessime, con parecchie più o meno nel mezzo; ma più che altro tre anni in cui la mia vita si è più o meno fermata, grazie alla impressionante sensazione di staticità che si respirava in quell’azienda. Sensazione che, ahimé, ho potuto percepire appieno solo dopo essere stato lasciato a casa, rendendomi conto del fatto che per tre anni avevo vissuto i lati negativi del lavoro da dipendente (sveglia tutti i giorni alla stessa ora, stesso lavoro e stesse facce ogni santo giorno, e così via) insieme ai lati negativi di quello da freelance (in primis: la spada di Damocle del “grazie e arrivederci”, che poi è effettivamente piombata).

Adesso sono passati altri tre anni: tengo alte le antenne e vedo cosa la vita mi offre. Ma per il momento non credo che potrei chiedere molto più di quello che già ho, quindi, se avete da offrirmi un lavoro, sappiate che dev’essere davvero interessante…

Tu chiamali se vuoi trasporti pubblici

Breve premessa, giusto per evitare fraintendimenti.
Sono sempre stato, e continuerò a essere, un sostenitore del massimo uso possibile dei mezzi pubblici, in tutte le loro forme. Sono nato a Milano e ho vissuto nell’hinterland fino a nove anni fa, e ho sempre fatto il possibile per evitare di usare l’auto per circolare in città, e da quando vivo a Valenza uso il treno ogni volta che mi è possibile. Quindi, insomma, ci siamo capiti.

 

Sabato probabilmente andremo a Milano. Notizia di ben poco conto, lo so, ma questo mi ha fatto fare una considerazione: al di là delle questioni ideologiche (ecologia eccetera), quanto conviene a me e Laura muoverci in treno per andare nella Grande Città?

Ho fatto due conticini della serva, e il risultato è stato piuttosto imbarazzante.

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By the way

Comunque l’altroieri la signorina di RunKeeper, interrompendo questo motivetto, mi ha detto “tèn chilòmeters”.

Così, giusto per dire.

(segue, ma ve lo risparmio, il solito pistolotto tipo “non ci posso ancora credere, a inizio ottobre cominciavo a correre e mai avrei pensato eccetera”)